Caterina Trifoni sposa 21enne Angelo Piscicelli il 20 settembre 1892 e segue il marito nel suo paese, Casalanguida. Rimasta vedova, torna nella casa paterna, al bivio di Mosciano, ma morde il freno sotto le rigide regole imposte da suo padre Domenico e dalla matrigna, sorella di sua madre, che suo padre ha sposato in seconde nozze. Si trasferisce a Giulianova nell'appartamento al secondo piano di Palazzo Trifoni, che ha avuto in dote e che si trova all'angolo tra Piazza Vittorio Emanuele II e Corso Garibaldi. Vive da sola, va in giro in bicicletta, organizza cene a cui partecipano, oltre ad una amica sposata, Fanny, brillanti e giovani studenti: Francesco e Mario Cerulli, Muzio Muzii, Attilio Re. Ad essi si accompagna nei dopo cena, andando al Caffè anche alle tre di notte. Insomma dà scandalo, così al padre arrivano velenose lettere anonime sulla sua troppo libera vita da "vedova allegra".

 

Il povero padre Domenico ha già avuto diversi lutti: ha perso la prima moglie, Costanza, il primo figlio, Vnetura (morto in un incidente di caccia), due figli avute dalla seconda moglie. Non regge alla pressione delle malignità che infangano l’onore della sua famiglia. Così matura la tragedia, nella piovosa giornata di sabato 1° ottobre 1904, all’ora di pranzo. Giulianova e i giuliesi rimangono sconvolti.

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